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Decreto giustizia: la norma che vuole bloccare i siti porno in Italia

Nel decreto giustizia approvato alla camera nella seduta del 25 Giugno appare anche una norma a firma del senatore leghista Simone Pillon, che prevede il blocco dei contenuti pornografici.

Articolo 7bis – Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio

Legge - Photo by Álvaro Serrano on Unsplash
Legge – Photo by Álvaro Serrano on Unsplash

Si chiama così l’articolo che introduce nel decreto giustizia la norma che vuole introdurre una specie di “Parental control” automatico.

L’articolo 7bis recita così:

«I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto».

Questo blocco dovrebbe quindi essere effettuato dai fornitori di linea internet, a prescindere che venga richiesto o no.

Il parental control

Accesso vietato – Photo by Kyle Glenn on Unsplash

In verità il parental control ovvero il “filtro famiglia” è un sistema che esiste già da diversi anni.

Non esiste dunque la necessità di applicare questo blocco, in quanto si può trovare già su diversi dispositivi:

Smartphone, televisioni, console ed addirittura sui router/modem più moderni.

Imporlo a prescindere per ogni utente sarebbe sbagliato a livello di privacy ed ingiusto per tutti quei provider che dovrebbero implementare un sistema a loro spese.

Per non parlare dell’ingente parte di risorse economiche e umane che verrebbero impiegate inutilmente per questa sorta di intervento.

La frenata potrebbe arrivare da un’ordine del giorno

Stop - Photo by Nadine Shaabana on Unsplash
Stop – Photo by Nadine Shaabana on Unsplash

Secondo una modifica proposta dalla deputata Enza Bruno Bossio del PD, questo filtro dovrebbe essere applicato non automaticamente, ma solo dopo una richiesta avanzata dall’utente.

Nell’ordine del giorno si legge quanto segue:

“(…)i sistemi di controllo parentale o di filtro di contenuti inappropriati non siano servizi preattivati ma servizi attivabili su richiesta del consumatore, titolare del contratto.

(…)sarà l’Autorità Garante delle Comunicazioni a disporre, tramite proprio regolamento, le procedure e le specifiche tecniche che gli operatori dei servizi di comunicazione elettronica dovranno rispettare per l’implementazione dell’art. 7bis”

Cosa dobbiamo aspettarci?

Nei prossimi giorni sicuramente ne sapremo di più. E’ molto improbabile che comunque questa norma passi, soprattutto perché metterebbe a rischio uno dei principi i fondamentali di internet: il principio di neutralità della rete.

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